Postato da: Nakikaze - venerdì, 01 agosto 2008 - 18:17
Il  cuore, finalmente, esploderà dopo tanto tempo. Salterà su per la gola, poi tornerà giù, mentre lacrime di gioia tenteranno, e forse riusciranno, di far sfoggio di loro al mondo. Sarà difficile combatterle... tanto come ogni volta che sono con lui l'avranno vinta loro...
E so che erano solo due settimane, ma il tempo è relativo, ormai lo sappiamo tutti... e mi manca averti accanto, sentirti stanco è una cosa che odio perchè mi sembra tu sia distante, e sapere che non posso fare niente in quei momenti mi fa rabbia.
Ma adesso sarai mio, per una settimana... cosa strana per me vederti ogni giorno per una settimana. Sarà un'esperienza nuova, in vista di un probabile futuro.
Averti accanto, cucinare con te, dormire con te, fare un po' i novelli sposi.
La felicità è immensa, ed elimina tutti i brutti pensieri. Il tuo Amore ha una potenza totalizzante su di me, mi fa stare bene e ho bisogno di poco altro. E sono finalemnte felice di non essere più solo mio...
Era da tanto che non scrivevo qualcosa di personale qui, ma la reputo un'esperienza importante per me, e dato che scrivo qui più che altro i miei sentimenti... eccoli qui adesso.
Ti aspetto duci...
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Postato da: Nakikaze - mercoledì, 23 luglio 2008 - 16:00
<<Nel principio, tre erano i sessi dell'uomo, non due, il maschio e la femmina, come ora: ce n'era un terzo che aveva in sé i caratteri degli altri due, ma che oggi è scomparso e del quale resta soltanto il nome: l'andrògino. Esso, infatti, era un essere a sé stante che, nell'aspetto esteriore e nel nome, aveva dell'uno e dell'altro, cioè, del maschio e della femmina. [...] Avevano una resistenza e una forza prodigiosa, nonché un'arroganza senza limiti, tanto che si misero in urto con gli dei.
[...] A furia di pensare, Giove, finalmente, ha un'idea: ‹Ho trovato il sistema,› esclamò, ‹perché gli uomini sopravvivano ma, nello stesso tempo, divengano più deboli e la smettano con la loro prepotenza. Ecco che li taglierò, ciascuno, in due.› [...] Fu così che gli uomini furono divisi in due, ma ecco che ciascuna metà desiderava ricongiungersi all'altra; si abbracciavano, restavano fortemente avvinti e, nel desiderio di ricongiungersi nuovamente, si lasciavano morire di fame e di accidia, non volendo far più nulla, divise com'erano, l'una dall'altra. Quando, poi, una delle due metà, moriva, quella rimasta in vita, se ne cercava un'altra e le si avvinghiava, sia che le capitasse una metà di sesso femminile (che oggi noi chiamiamo propriamente donna) che una di sesso maschile; e così, morivano. Allora Giove, impietosito, ricorse a un nuovo espediente: spostò il loro sesso sul davanti; prima, infatti, l'avevano dalla parte esterna e generavano e si riproducevano non unendosi tra loro, ma alla terra, come le cicale. Dunque, trasferì questi organi sul davanti e, così facendo, rese possibile la procreazione attraverso l'unione del maschio nella femmina; lo scopo era quello di far generare e di perpetuare la specie grazie a un simile accoppiamento tra maschio e femmina; se, invece, l'unione fosse stata fra maschi, dopo un po' sarebbe venuta sazietà da questo connubio e così, una volta separatisi, sarebbero potuti ritornare al lavoro e alle altre cure della vita. Da tempi remoti, quindi, è innato negli uomini il reciproco amore che li riconduce alle origini e che di due esseri cerca di farne uno solo risanando, così, l'umana natura.
Quindi, ciascuno di noi è come la metà di un unico contrassegno, dal momento che fu tagliato in due, come le sogliole, e va continuamente in cerca dell'altra metà. Ora, tutti quegli uomini che son derivati dalla divisione di quel doppio essere, cioè, dall'andrògino, come l'abbiamo appunto chiamato, sentono tutti l'attrazione per le donne e da lì provengono anche la maggior parte degli adulteri; così pure hanno la stessa origine le donne che vogliono il maschio e le adultere. Invece, le donne che son derivate dalla divisione di un essere di sesso femminile, sono frigide nei riguardi dell'uomo e sentono, piuttosto, attrazione per le altre donne e da qui sono nate le lesbiche. Quegli uomini, infine, che son nati dalla divisione di un essere maschile, van dietro ai maschi e, finché son ragazzi, per il fatto che son parti di maschio, amano gli uomini e godono di giacersi stretti abbracciati con loro. Questi sono i ragazzi, i giovinetti più in gamba, dotati di un'indole virile; c'è della gente che dice che costoro sono degli svergognati, ma sbaglia: non per impudenza, infatti, fanno questo ma perché sono arditi, valorosi e virili e, come tali, cercano il loro simile. [...] E quando uno incontra quella che fu la sua metà, non solo chi si sente attratto verso i fanciulli, ma anche ogni altro, sente allora nascere in sé quel sentimento di amicizia, di intimità, di amore per cui non sa più vivere separato dall'altro, nemmeno un istante, tanto per dire. E questi che passano insieme la loro vita non ti saprebbero nemmeno più dire quello che vogliono per loro; e io penso che nessuno crederà che sia soltanto l'attrazione fisica a tenerli così appassionatamente uniti; è certo che l'anima loro cerca qualcos'altro, che non sa definire ma che vagamente intuisce. Se, per esempio, mentre stanno dolcemente insieme, comparisse Efesto, con gli strumenti del suo potere e chiedesse loro: ‹Cosa vorreste, uomini, l'uno dall'altro?› e vedendoli incerti chiedesse ancora: ‹Non desiderate, forse, diventare una cosa sola in modo che non possiate mai separarvi, né di giorno né di notte? Se è questo che volete, io vi unirò, vi fonderò in una stessa natura così che da due voi diventiate uno e la vostra vita la viviate come un essere solo e quando morrete, anche laggiù, nell'Ade, possiate essere uno solo invece di due, uniti da un'unica morte. Vedete un po', allora, se è questo che desiderate, se è questo che vi basta ottenere.› Dunque. se udissero queste parole, siamo convinti che nessuno dei due rifiuterebbe, nessuno mostrerebbe di voler altro, anzi, ognuno penserebbe di aver finalmente udito le parole che da tanto tempo sognava di ascoltare, diventare cioè di due una sola cosa, unirsi, confondersi nella creatura amata. E la ragione di tutto questo è che tale era la nostra antica natura e che noi eravamo uniti; e lo struggimento per quella perduta unità, il desiderio di riottenerla, si chiama amore.>>

Perchè ho citato il mito dell'androgino scritto da Platone nel Simposio (si trova in questo sito)? Attorno a me mi sto sempre più rendendo conto di come si cambia per amore, si impazzisce, si cerca un qualcosa quasi sempre impossibile da raggiungere. E si sta male per lui, ovviamente, si dimentica quello che ci circonda e si vede solo l'altro. Allora volevo ricordare a noi uomini cosa stiamo cercando e consigliare di lasciare perdere quelle storie masochiste che si sa benissimo che non sfoceranno ad altro se non infelicità.
{opera di Acito Rosa, in arte Aurora}
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Postato da: Nakikaze - lunedì, 30 giugno 2008 - 15:01
Il mistero si cela dietro volti sconosciuti, abbigliati con strani colori e forme che rendono tutto più incerto. Ti addentri dentro una varietà di colori sconcertante, ti priva di qualsiasi appiglio alla normalità e alla ragione. Perchè dietro una maaschera si può celare qualunque cosa o persona, qualunque orrore o piacere. E tu ti butti dentro una scatola chiusa, oscura, che ti priva di qualsiasi ripensamento. Le piume ti solleticano il volto, occhi castani, azzurri, verdi o bruni ti guardano, o forse ti deridono. E i vestiti, e le acconciature... tutto è conforme alle maschere, con la loro eccentricità e bellezza. Solo che non capisci, non riesci più a distinguere il confine. Dove inizi tu, dove finisce la maschera? Dietro una maschera, seppur bellissima e affascinante, puoi essere cosa vuoi, puoi liberarti da qualsiasi pregiudizio o morale, puoi lasciare a briglia sciolta i tuoi più biechi istinti, ignorando che quando ti togli quella copertura tutto questo ti rimane addosso, incollato, colpevole.
Ma per poco, per quel breve lasso di tempo, puoi essere ciò che vuoi, o anche ciò che sei veramente. Tanto tutto è celato agli occhi tuoi e della società.
E quando fissi una maschera, nascondente un volto umano, tu dietro tutta quella sfavillante bellezza vedi solo un paio di occhi. Ancora una volta, lo specchio dell'anima...

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Postato da: Nakikaze - giovedì, 12 giugno 2008 - 12:45
Le giornate si susseguono, un po' frenetiche e un po' monotone. Immersi nel solito tran tran della vita di tutti i giorni, in parte imposta in parte scelta, facciamo fatica ad accorgersi che i mesi passano inesorabilmente, senza che ci sia la capacità di trascinarli indietro. E forse ci pentiamo di qualcosa, una frase inopportuna, o un errore semplice che si sarebbe potuto evitare, o la conoscenza di adesso applicata al passato.
Tante cose vorremmo cambiare, premere il tasto rewind e tornare indietro, forzare il tempo ad adattarsi alle nostre esigenze e desideri, chiedergli di aiutarci. Ma non lo fa. Si comporta da stronzo o è parte del suo ruolo di dio dall'operato inevitabile? Non si sa, forse un po' l'uno un po' l'altro, però si deve sapere che la realtà è questa, non cambia, e che bisogna adattarsi a questa. Cercando di andare avanti consapevoli che tornare indietro è impossibile, ma non lo è rimediare gli errori del passato.
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Postato da: Nakikaze - lunedì, 26 maggio 2008 - 15:29
Finalmente caldo vento accarezza la pelle nuda, rendendola desiderosa di vestiti sempre più leggeri e colorati. Contemporaneamente saluto un cane che ricambia abbaiando (oppure mi ha mandato a fare in culo...), anche un corvo che passa volando sopra la mia testa mentre ascolto in bici "Il corvo Joe" dei Baustelle, e un gatto che ogni volta che lo saluti miagola sperando in nuove coccole e cercando di saltare sopra le tue spalle. E vedere due persone anziane passeggiare tenendo le loro dita intrecciate, come una novella coppia incurante di tanti anni di vita. E riconoscere un luogo visitato in una fotografia di sconosciuto, le chiacchiere nel treno sui ritardi di questi o sul tempo, i discorsi sulla politica di otto vecchi che non avevano niente di cui parlare di meglio (un'ora di discorsi...), delle colombe che volano alla fine di un matrimonio, riconoscere un'opera d'arte o il tratto di un'artista, incuriosirsi di uno spettacolo chiedendosi come sarà, vedere un bambino scappare dalle attenzioni di un genitore e andare dritto contro le gambe di un signore, trovarsi bene nei momenti di uscita che ti concedi, desiderare e ottenere una bella macedonia di fragole e mela poichè ti senti intossicato...
Anche se i libri e i professori fanno il possibile per non farti apprezzare la vita, questa fa di tutto per non lasciarti senza soddisfazioni... o me ne accorgo solo io?
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Postato da: Nakikaze - venerdì, 09 maggio 2008 - 10:30
Come sempre la  vita va avanti, con mille perplessità e dubbi. Pieni di esami, si pensa a quando l'estate sarà degna di essere chiamata tale, ci si aggrappa alle piccole gioie quotidiane... o settimanali, o saltuarie, dipende dalle possibilità che ci possiamo permettere. E si aspettano viaggi, feste, concerti, incontri, occasioni particolari, ma anche e soprattutto i giorni in cui affronteremo questi maledetti esami, che si spera di passare. Mi sento piuttosto priva di speranze ultimamente, torturata saltuariamente da cefalee dovute a stress e da un umore piuttosto nervoso e concitato.
Ma intanto fuori vedo il sole, che picchia forte colorando la pelle senza che noi ce ne accorgiamo, inizia la voglia di fare la lucertola in spiaggia e poi buttarsi a mare per giocare e raffreddarci, comincia il periodo in cui la voglia di fare qualcosa di concreto e utile si abbassa tantissimo.
Contemporaneamente, la cronaca ci lascia solo cattive notizie, orrori e statistiche che deprimono nonostante il tempo cerchi di fare tutto il possibile per tirarci su il morale. L'uomo si meraviglia sempre più di se stesso, di quello che è capace di fare e pensare. Ma nonostante questo si va avanti, trascinandosi, continuando col bigottismo e con un interesse ipocrito verso alcuni casi, umani e non, che non meriterebbero solo un'occhiata di sfuggita, anzi, pretenderebbero grande e seria attenzione. Ma questo è il nostro Paese, questo è il nostro mondo, questa è la mentalità dominante che, non si sa perchè, si accetta senza metterla in discussione nonostante i suoi evidenti controsensi e la sua inutilità.
E tanto per completare questo splendido quadretto, vediamo un pochino chi è il nostro nuovo e vecchio presidente del consiglio.

È accusato di:
  1. corruzione sul lodo Mondadori;
  2. Caso All Iberian: 1,23 miliardi di lire in tangenti al PSI di Craxi;
  3. Caso Lentini: falso in bilancio;
  4. Caso All Iberian 2: assolto perchè il reato non fu più previsto dalla legge in seguito alle riforme del secondo governo Berlusconi;
  5. Consolidato Finivest;
  6. Spartizione pubblicitaria Rai - Finivest;
  7. Traffico di droga;
  8. Falso in bilancio, frode fiscale, appropriazione indebita sui diritti televisivi;
  9. Mazzette a David Mills, corruzione giudiziaria;
  10. Falsa testimonianza sul caso P2;
  11. Indagato come mandante insieme a Dell'Utri delle stragi del 1992/1993 contro Maurizio Costanzo, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone;
  12. Diffamazione aggravata dall'uso del mezzo televisivo;
 
Inoltre possiede:
  • Medusa Cinema
  • Mediaset
  • AC Milan
  • Mediolanum Banca
  • Mondadori
  • Blockbuster
  • il quotidiano 'Libero'
  • il quotidiano 'Il Giornale'
Facciamo un po' di calcoli su quanta libertà di pensiero ci sia nel nostro Paese e soprattutto su quanta libertà di stampa.
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Postato da: Nakikaze - lunedì, 28 aprile 2008 - 10:18
Partendo dal niente, ti sembra di non arrivare a niente.
Per quanti sforzi uno faccia, cerchi di laurearsi il prima possibile, si impegni in quello che ha scelto di studiare, il mondo del lavoro appare sempre come un mare in tempesta.
E non si sa se quelli che ci si sono tuffati dentro trovino davvero una salvezza. É tutto un insieme di dubbi che ultimamente si accavallano nella mia mente, considerato che non è un'argomento assolutamente sciocco questo. É la base del nostro futuro, la risposta a ciò che saremo, quanto vivremo, quanto saremo felice. Ma per ora, e così sarà per tutta la vita, è solo un insieme di incognite che anche spremute fino al nocciolo non portano a nulla di concreto. E sono preoccupata per questo, non capisco a cosa serva sbattersi tanto se poi probabilmente andrai a fare un lavoro che non c'entra nulla con quello che hai studiato per anni, con quello che ami, con quello in cui sei capace. É solo una questione di fortuna, e io ora come ora non so se l'avrò, così come tanti miei coetanei. Oltretutto l'università non dà molte risposte alle richieste del mondo del lavoro. Tutt'ora sto studiando materie disparate tra loro che non so che attuazione avranno nel mio futuro lavoro, o le studiamo in una maniera tale da non servirci a nulla.
Posso sperare che qualcosa cambi con l'avvento di questo nuovo governo (anzi, per ora c'è solo il presidente)? Visti i precedenti, sono un po' scoraggiata...
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Postato da: Nakikaze - venerdì, 11 aprile 2008 - 09:01

Ammettiamolo pure, a me studiare non piace. Eppure, per orgoglio, o senso del dovere, sono riuscita sempre ad impegnarmi il necessario per andare a scuola senza particolari sensi di colpa. Ovviamente i miei professori del liceo potrebbero citarmi diverse volte in cui ho fatto scena muta, ma la verità è che sono piuttosto pigra, e non riesco ad essere sempre costante. Anzi, il più delle volte mi abbandono all’ozio lasciando che sia la mia testa a immaginarmi studiare, senza però, ovviamente, che gli argomenti mi entrino in testa. I libri infatti restavano ben saldi dov’erano prima.

Ma perché dico questo? Perché ho finito da pochissime ore di leggere un libro, penso sia il mio primo saggio, se lo si può definire così: insomma, il libro si chiama “La scuola raccontata al mio cane”, di Paola Mastrocola. Ora, lei è una professoressa di letteratura italiana in un liceo scientifico torinese, ed esperienza con il mondo scolastico ne ha diversa. Io sono solo un’universitaria da un anno e mezzo che però ha vissuto in prima persona il degrado e i problemi della mia scuola superiore.

Il degrado di cui parlo non era solo materiale, ma anche intellettuale. Con somma disperazione dei miei professori, nella mia classe vi erano parecchi elementi dotati di capacità ma privi di qualsiasi forma di volontà di mettersi seriamente sui libri. Tra questi posso annoverarmi anch’io, perché non ho mai dato il massimo a scuola, mi mantenevo nella media, senza remore. Eppure, pensando a com’erano le scuole prima del Sessantotto, capisco che io allora non avrei mai avuto vita facile allora. Rispetto a prima, adesso a scuola si pretende davvero poco, non che mi lamenti di questo, ma mi accorgo della grande differenza che c’è tra lo studio richiesto al liceo e quello che invece adesso si richiede all’università. Vi è una sproporzione alla quale non siamo abituati.

Inoltre è  difficile che qualcuno venga bocciato adesso, perché con i cosiddetti corsi di recupero gli studenti vengono teoricamente riportati alla pari con il programma, e quindi non si possono bocciare. Dico teoricamente perché se il ragazzo non ha fatto niente per l’intero anno, sicuramente non si impegnerà in una settimana, la fatica è tutta per il professore. È una concessione enorme questa: non vi è più la paura di poter bocciare, e quindi tutti noi studenti ci rilassiamo, a volte anche troppo.

Oltretutto spesso a noi studenti appaiono superflue le materie che si insegnano al liceo. Imparare la lingua greca e latina appare una cosa di secoli fa, inutile per la vita attuale a cominciare dal fatto che i testi che traduciamo poco hanno in comune con oggigiorno, bisognerebbe iniziare con testi scritti adesso, che parlano di situazioni in cui ci possiamo ritrovare, e poi passare ad argomenti più complessi come quelli di cui spesso trattavano gli antichi (alcuni valori trasmessi sono validissimi tuttora, anche se purtroppo hanno poco riscontro nella vita moderna). Poi c’è l’educazione fisica: se uno non ha assolutamente alcuna propensione allo sport, cosa fa? Dovrebbe imparare l’anatomia, il funzionamento del nostro corpo, come mantenerlo sano. È una materia assolutamente sottovalutata questa, che ho apprezzato solo parlando con il mio professore della palestra. Poi c’è la filosofia, e la storia, e la matematica, materie non proprio digeribili e di facile comprensione, ma comunque da studiare. Solo che noi studenti vediamo la questione dal lato sbagliato: le materie che studiamo alle superiori, soprattutto negli istituti umanistici, dubito servano concretamente nel mondo del lavoro, a parte qualche rara eccezione. Servono soprattutto a formare noi stessi, il nostro pensiero, ciò che siamo. Anche se non serve a nulla sapere le opere di Boccaccio, sapere della sua esistenza e del suo pensiero costituisce parte del nostro bagaglio culturale, e non nego che mi da grande soddisfazione sapere di cosa si parli quando si cita il Corbaccio. Non sono certo nozioni, quelle di letteratura, di chimica, di filosofia, che servono a granché nella vita concreta, però ci insegnano a capire noi da cosa siamo nati, da quali pensieri precedenti siamo stati influenzati. Ed in una società che dà così poche certezze, avere quella di sapere, in parte, chi siamo non mi sembra cosa da poco.

Il punto però è che noi non le studiamo, poste come sono come materie obbligatorie, che siamo costretti a studiare solo con l’obiettivo di portare a casa un bel voto, e poi possiamo anche dimenticarcene. Non ne vediamo l’attinenza con la vita di tutti i giorni. Eppure, anche se a nessuno importa che io conosca Lucrezio, o Rousseau, o Beccaria, o che io sappia distinguere un capitello dorico da uno corinzio, a me piace tantissimo sapere queste cose. Non avere la mente piena solamente della marca più fashion o del videogioco che non si riesce a finire, questo mi dà una grande soddisfazione. Ma grazie a chi sono come sono? Non solo grazie all’apertura mentale dei miei genitori, o alle occasioni di dialogo che sono riuscita a creare o in cui mi sono imbattuta,  ma anche grazie ad un professore il cui più grande divertimento in classe era fare astrusi collegamenti con gli argomenti apparentemente più improbabili (quante cose diverse si imparavano in sole due ore, oltre a quelle delle sue materie), secondo solo a quello di istigarci in discussioni senza mai fine, e grazie ad una professoressa che mi ha fatto vedere la storia come un’insieme di causa ed effetto, una catena intrecciata, e che mi ha insegnato fino a dove può spingersi l’inventiva e la capacità del pensiero umano, con una passione tale da contagiare anche me.

C’è da dire però che ormai è anche difficile essere un professore, considerata l’ignoranza e spesso la maleducazione degli alunni (le chiacchierate, magari scritte su un quaderno per non disturbare, però ogni tanto ci vogliono), ed anche considerato che ormai esistono solo corsi per insegnare, dimenticando spesso che cosa si insegna. La passione per un argomento che ti spinge a voler contagiare con questa le persone con cui ti imbatti si affievolisce se vieni posto davanti a mille ostacoli di diversa natura, e finisci per diventare un professore mediocre che non riesce a trasmettere niente.

Oltretutto spesso i genitori non aiutano nella formazione dei ragazzi, occupati dai loro problemi, e lasciano questo grave fardello a dei poveri professori che spesso si ritrovano ad essere genitori anche di figli non loro. Non è facile, per niente, considerato anche che tra i 13 e i 15 anni la nostra crescita è già avviata, qualsiasi siano le basi che abbiamo ricevuto.

Ma quali basi abbiamo ricevuto? Io credo di averne delle validi, sulle quali per un periodo ho un poco ondeggiato ma che adesso mi fanno muovere sicura di me stessa, anzi hanno fatto accrescere la mia curiosità nei confronti di tutto (dopo la fase storia dell’arte moderna a causa dell’omonimo esame, adesso ho la passione dei classici, questo a causa dello studio per l’esame di letteratura italiana). Ma guardandomi attorno, mi accorgo che ragazzini più piccoli di me anche solo di un anno non si accorgono di altro che delle cose più superflue: sembra di essere in una riproduzione della reggia di Versailles ai tempi di Maria Antonietta!

Ricordo che l’autrice del libro sopra citato verso la fine ha definito la sua generazione “l’ultima ancora in grado di provare una qualche nostalgia per la letteratura”. Io non provo nostalgia per le nozioni insegnate prima del Sessantotto, o dopo. Non ne ho l’età. Però posso dire che mi rammarico di non trovare dappertutto la stessa apertura mentale, e la stessa conoscenza, soprattutto considerato che non so in che maniera nel futuro potremo affrontare i vari problemi che ci troveremo davanti.

Perché passi la carenza di cultura, ma la cosa che più mi preoccupa è la mancanza di veri e propri valori nella mia generazione, dimenticati sia dalla famiglia che dalla scuola. E allora, dove possiamo trovarli? Non nella società, non nelle istituzioni, non nello sport. Era la scuola l’unica ancora di salvezza. Già, era…

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Postato da: Nakikaze - lunedì, 24 marzo 2008 - 01:32
Fortunatamente non siamo fatti con lo stampino.
Sfortunatamente non siamo fatti con lo stampino.

Sarebbe bello se dai nostri caratteri ogni componente negativa fosse strappata via, ma d'altronde credo che il mondo sarebbe un posto alquanto noioso così. Magari si potrebbero togliere le componenti violente e quelle intransigenti, perchè dubito che un pochino più di libertà guasterebbe, anzi riusciremmo a gustare meglio quella che abbiamo.Insomma, si dice solitamente che "il mondo è bello perchè è vario", però mi chiedo quanto veramente questo sia un bene.
Senza voler apparire un nuova Hitler, considerato che la mia è una semplice riflessione in seguito a vicende mie personali e non l'inizio di un piano di sterminio, siamo sicuri che una pace più consistente non possa migliorare la vita a tutti?
Ma soprattutto... non sarebbe meglio se ognuno avesse la propria opinione, potesse esprimerla senza remore e nessuno lo attaccasse fino a fargli ammettere con un silenzio che nasconde solo stanchezza dal discorso la superiorità del ragionamento dell'altro?
Si, è proprio un'utopia...
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Postato da: Nakikaze - venerdì, 07 marzo 2008 - 08:52
Ultimamente il mio rapporto con la religione cristiana si mantiene vivo tramite la visione di Jesus Christ Superstar e l'ascolto dell'onnipresente Fabrizio De Andrè. Questo non succede perchè non ho il tempo di stare a sentire la versione canonica di questa religione, ma perchè dopo circa tredici anni di essere cristiana ne ho fin sopra i capelli. Sono giunta ormai a definirla "la religione della rassegnazione": nulla può cambiare in questa vita terrena, in vista di una ricompensa superiore della quale non abbiamo prove tangibili. E allora, considerando che questa è "l'oasi umana del male", come si fa a non soccombere se non ci si fa valere? Verremmo privati di qualsiasi libertà e diritto, di parvenze di felicità e serenità. Oltretutto sempre più spesso ragiono su una caratteristica propriamente detta di Dio, ovvero la sua onniscienza. Lui in teoria saprebbe tutto, giusto? Il cuore e la mente di ogni uomo, il passato, il presente e il futuro. Sapeva del destino che attendeva suo figlio, della scelta che avrebbe compiuto il popolo ebreo, di quello che sarebbe capitato loro durante la seconda guerra mondiale. Come ha potuto allora permettere loro di fare ciò che hanno fatto conoscendo le conseguenza di quel gesto? Se ama davvero i suoi figli come ha potuto lasciare che accadesse l'orrore che hanno vissuto? Questo menefreghismo è mostruoso! E noi dovremmo continuare lasciando che le cose brutte si aggiustino facendo preghiere che nessuno ascolterà? In realtà ci ha concesso il libero arbitrio, quindi possiamo reagire come vogliamo, anche se lui sa precisamente come reagiremo. Il nostro libero arbitrio è limitato dalla sua preveggenza, e di conseguenza lui conosce gli esiti di qualunque nostra azione, anche se questi sono negativi e possono portare a compiere peccati mortali. Lui conosce già se meriteremo o meno il suo regno, ma ci lascia lo stesso come pecore smarrite senza qualcuno che ci guida nei momenti in cui cadiamo in errore. Lui si limita ad osservare conoscendo tutto e facendoci vivere la nostra vita, con annesso destino prestabilito, senza darci segni della sua presenza e dicendoci solamente di fidarci della nostra fede. Non è pretendere un po' troppo? Non dovrebbe essere più tangibilmente presente nella vita di tutti i giorni? O forse quei sei giorni di creazione del mondo sono stati veramente troppo pesanti e adesso si sta ancora godendo il settimo giorno di riposo ma dilatato all'infinito?
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Postato da: Nakikaze - lunedì, 25 febbraio 2008 - 13:07

La scelta la volta scorsa era caduta sulla multinazionale Novartis. Inizimo con una breve presentazione ed un -noioso ma indispensabile-elenco su quello che ha combinato. Ricordo che tutte queste informazioni le ho prese dal libro "Guida ai prodotti non testati sugli animali", di Antonella De Paola.
La Novartis è attualmente attiva nel settore farmaceutico/sanitario ed in quello dei prodotti dietetici e per la cura della persona. È nata dalla fusione di due imprese chimico-farmaceutiche svizzere, la Sandoz e la Ciba-Geiby, ed ha iniziato immettendo sul mercato numerosi prodotti geneticamente modificati, quali il famoso mais-bt.
È una della principali aziende farmaceutiche del mondo e, poichè tutti i farmaci nuovi devono essere testati sugli animali per legge, è molto attiva nel campo della vivisezione. Inoltre è una delle principali clienti del laboratorio Huntingdon Life Sciences (HLs), la quale dal 1994 al 2000 ha autorizzato degli esperimenti in cui cuori e fegati di maiali geneticamente modificati vennero trapiantati nel collo, nell'addome e nel torace di scimmie e babbuine, prelevati dal loro habitat naturale, ai quali venivano somministrate massicce dosi di farmaci nel vano tentativo di evitare il rigetto degli organi estranei, con risultati terrificanti. Oltre il 25% di essi sono morti per semplici "problemi tecnici".
Secondo Greenpeace, non ha escluso la presenza di ingredienti geneticamente modificati nei prodotti dietetici Vita System; inoltre fa parte di Cefic, un'associazione di imprese chimiche che producono idrofluorocarburi, la quale nel 1997, durante la Conferenza di Kyoto, ha fatto pressioni affinchè queste sostanze non fossero incluse tra i gas da ridurre. Nel settembre 2001 l'azienda si è impegnata a pagare 90 milioni di dollari per la bonifica di un'area del New Jersey dove per anni aveva operato, cifra che si va ad aggiungere ai 73 milioni di dollari dovuti per gli interventi riparatori ai corsi d'acqua adiacenti e per i danni alla salute provocati alla popolazione locale.
Poi, nel 2001, la Novartis ha tentato con altre 39 imprese farmaceutiche di fare annullare una legge promossa da Nelson Mandela che permetteva al Sudafrica di importare farmaci anti-AIDS liberi da brevetto e quindi più economici, e, secondo IBFAN (International Baby Food Action Network), la Gerber contravviene al codice dell'Organizzazione Mondiale della Sanità relativo alla commercializzazione del latte artificiale per l'infanzia, soprattutto sui mercati di Hong Kong, Malaysia, Messico e Taiwan.
Dunque, ora vediamo l'acquisto di che prodotti comprati comunemente va ad ingigantire le sue già ricche -di sangue e soldi- tasche.
Nel mercato degli analcolici troviamo l'Isostar e il Vigoplus, tra i succhi di frutta la Céréal, tra le bevande e additivi solubili la Cérécof e tra le proteine vegetali il latte Céréal soya drink (insomma, tutto quello che è Céréal in realtà fa parte della Novartis). Sotto questa marca troviamo anche l'aceto, i dadi, le fette biscottate, la marmellata, le merendine, dolcificanti naturali e dietetici, il pane e i suoi sostituti. Anche la marca Vitasystem incrementa le entrate della Novartis. Inoltre possiede la Gerber, attiva nel settore degli alimenti per l'infanzia, e come marche di lenti a contatto la Cibavision, la Pilkington Barnes - Hind e la Wesley Jessen Vision Care. Per il resto investe in pesticidi e in alimenti geneticamente modificati, controllando la Sygenta.
La palla stavolta va alla... Procter & Gamble. E anche qui ci sarà un bell'elenco da fare... Purtroppo.

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Postato da: Nakikaze - venerdì, 15 febbraio 2008 - 11:43

Apri gli occhi... è la frase che si ripete più spesso nel film "Vanilla sky", e che un mio caro amico mi ripeteva spesso. Non lo vedo da tempo, ma comunque ancora non l'ho capito... ho solo la flebile percezione che quando si diceva quella frase il confine tra realtà e sogno diventata ancora più incerto di quanto non sembrasse prima. E allora penso a quanti sogni ad occhi aperti faccio, tanti anche solo nel corso di una giornata. A volte li interpreto, come se li stessi vivendo davvero, come un'attrice che recita la sua sceneggiatura. Altre, mi limito a immaginarle nella mia testa, spesso quando sono con gli altri e sono impedita nel dare libero sfogo alla mia pazza mente. Il punto è che io non riesco a stare neanche un secondo senza pensare, senza immaginare come si svolgerà una situazione, senza pensare a tutte le possibili varianti, meno quelle che accadranno. Non riesco ad evitare talvolta di incantarmi fissando il vuoto, lasciando a briglia sciolta i miei pensieri che si affollano rincorrendosi in un turbine disperato che non ha mai conclusione. Come tanti bambini che giocano, e soprattutto che parlano tutti contemporaneamente. Eppure ogni tanto una voce diventa più percepibile delle altre, subito sostituita da un'ennesima che non mi consente la concentrazione in niente.
A volte mi chiedo quanto io confonda la realtà con le fantasie partorite dalla mia contorta mente. Direi molto. Ma spero comunque che riuscirò sempre ad avere ben chiaro quel confine, unico permesso dell'apparente razionalità di cui sembro prigioniera. Perchè, se ciò non avvenisse, vorrà dire che sarò proprio da rinchiudere in un manicomio.

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Postato da: Nakikaze - venerdì, 01 febbraio 2008 - 14:35

La vita quotidiana a volte è terribilmente incasinata, soprattutto quella di una studentessa universitaria fuori sede che non ha internet a casa e che è stata rintanata a casa per un mese a studiare... mai avevo lasciato il blog alla deriva per così tanto tempo, ma dovevo farlo. Ma mica l'ho abbandonato, no no! =)

La nebbia avvolge le strade in un'atmosfera degna forse di un film horror, tenebrosa, ma pur sempre affascinante. Le chiacchiere in macchina non si risparmiano, discorsi stupidi ma anche serie, una miscellanea di parole che nascondono il silenzio. La fame che continua ad avanzare inesorabile, una meta tanto agognata... il ristorante! Ma ad un tratto, illuminato da un fascio di luci passeggere, eccolo lì, maestoso ed ignaro delle macchine che vanno di qua e di là... urlo , stonando un po' le orecchie di tutti, "un facocero"! No, quelli vivono in Africa, obiettano. Allora era un cinghiale! Non lo avevo mai visto in vita mia... ed anche al ristorante continuo a dire a tutti che ho visto un cinghiale. Poi arriva il cameriere, per prendere le ordinazioni. "Che volete?" "Uhm... per me pappardelle al cinghiale!"
Pensare che quell'animale che avevo visto solo pochi minuti prima avrebbe fatto quella fine mi ha fatto rimanere attonita, sconcertata, ed anche un po' triste...

Però era bellissimo!!!!!!!!!!!!!!!! >_<

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Postato da: Nakikaze - lunedì, 31 dicembre 2007 - 14:48
Io.
Formata da tanti piccoli frammenti di vita, variegati, composti, infiniti.
Io.
Contrastata da un mare che a volte mi distrugge,
altre mi culla,
sempre mi forma.
Come una spiaggia notturna bisognosa del calore del sole ma affascinata dalla luminescenza di una candida luna piena.
Io, che ancora ho così tanto da imparare e per fortuna molti mezzi per farlo.
Io, cambiata nel corso degli anni, nel corso delle esperienze.
Sostenuta da tante piccole onde portatrici di altri insegnamenti, sabbia, legno, inquinamento.
Tutto arriva a me.
Tutto, chi più chi meno, finisce per plasmarmi.
Ma ancora lasciatemi cullare da questa folle vita senza senso che però riesce a dare tanto a me e agli altri.




















[Léon Splilliaert - Plage au clair de lune (1908)]

Spero che questo 2008 sia all'altezza delle aspettative di tutti, e che dia ciò che da tempo cerchiamo o rafforzi ciò che abbiamo trovato. Che sia per tutti così, tutti e tutto.
TANTISSIMI AUGURI A CHIUNQUE PASSI IN QUESTO MIO MONDO VIRTUALE!
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Postato da: Nakikaze - domenica, 23 dicembre 2007 - 10:50

Desiderare spostarsi dall'altro lato della terra, o anche della galassia.

Desiderare inghiottire cianuro, o tornare indietro nel tempo.

Desiderare mangiare la mela preparata dalla matrigna o indossare le scarpe arroventate preparate da Biancaneve.

Desiderare dormire cento anni e risvegliarmi già polvere umana.

Desiderare volare via, provare a stare in formazione con gli uccelli o lavorare priva di luce con le talpe.

Desiderare qualsiasi cosa, pur di non arreccare dolore alle persone che davvero mi fanno continuare ad avere fiducia nell'uomo e di non sentire questo male al cuore che provoca solo dolore agli occhi, alla testa e al respiro.

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